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il Convitto per crescere insieme

 

Il grande emiciclo, le ventiquattro statue, quell’edificio imponente, quella strana sensazione nel salire le scale, l’ampio corridoio che ti si apre davanti. Un po’ impaurito, disorientato ti aggiri tra le classi, ti guardi intorno alla ricerca della tua. Eccola. Entri, un’aula grande, spaziosa.
Posi la cartella, conosci i nuovi compagni. Scopri un nuovo mondo. Nessuno può dimenticare il primo giorno al Convitto Nazionale, una scuola diversa, grande, antica e moderna, un’isola felice al centro della Città di Napoli.
Le prime impressioni, forti, i primi dubbi, la paura dei nuovi professori, quel non sapere, la mensa con i nuovi compagni, la ricreazione. E scopri la scuola: l’ampio refettorio, il chiostro piccolo, il cortile con i bambini che giocano, l’aula informatica, la sala giochi. Suona la campanella, che da quel giorno scandirà la tua giornata, la tua vita. Il pomeriggio con quel professore, l’educatore, i compiti, di nuovo lezione, le ore che ti sembra non trascorrano mai. Aspetti, sei stanco: mai avuto una giornata così lunga. Ma ecco, suona la campanella: finalmente a casa! Stanco, ma soddisfatto, della giornata, torni a casa, ma ti accorgi che non vedi l’ora che sia domani. Il Convitto è così: quando sei a scuola conti i minuti, quando torni a casa ti accorgi che ti manca. Ragazzi che aspettano la maturità con ansia, che dicono “non vedo l’orafinisca il liceo” ma poi preso il diploma si accorgono veramente di quanto amano il Convitto. Potrebbe sembrare una pazzia, assurdo rimanere a scuola fino alle 17.10 trascorrere tutta la giornata al Convitto; ma il Convitto, non è una semplice
scuola: difficile, pesante, per molti, ma non tutti riescono a capire cos’è veramente….
Rimanere a scuola fino alle 17.10 non vuol dire semplicemente studiare, ma soprattutto crescere, confrontarsi e farlo insieme con i compagni, con gli educatori, con i docenti. Non tutti dall’esterno riescono veramente a capire qual è lo spirito del Convitto, ma chi lo vive non potrà mai distaccarsene, chi lo capisce sa che il convitto è una grande famiglia e come tutte le famiglie ha i suoi problemi, i suoi limiti. Lo si può odiare, ma alla fine non si può fare a meno di amarlo. Il Convitto ci ha visto tristi, felici, tesi, prima di un compito, il Convitto ci ha visto piangere, ridere urlare…il Convitto ci ha visto crescere. Le giornate, i mesi, gli anni passano, tra compiti, purtroppo qualche debito e borse di studio. Le generazioni al Convitto si susseguono e forse pochi riusciranno a carpirne gli infiniti segreti, in pochi riusciranno a percepirne la magia, ma nessuno di noi potrà mai dimenticarlo.

Il Rappresentante d’Istituto
Lorenzo Nitti

 

 

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